20, 30 anni fa componevo talmente tanto che scherzando dicevo che avrei potuto comporre più di un brano al giorno allo stesso modo come andavo al bagno, tanto mi stava diventando naturale. Sì, è una battuta infantile. E sì, pare che anche grandi compositori avessero un rapporto piuttosto rilassato con questo genere di umorismo. Non mi voglio paragonare a loro. Però sotto quella battuta c’era un fatto reale: avevo sempre idee compositive.
Negli anni in cui suonavo e componevo di più, il problema non era inventare. Il problema era completare un opera. Perché all’epoca trasformare una composizione in un brano completo richiedeva una quantità enorme di lavoro. Le idee nascevano facilmente, registrarle bene molto meno. Molti brani diventavano bozze: chitarra e voce, pianoforte e voce, demo con batteria elettronica, qualche arrangiamento più evoluto.
Fare il salto verso una produzione completa significava entrare in studio, lavorare con professionisti e investire cifre importanti. Per capirci: registrare bene un brano poteva costare come comprare una buona automobile. Così le idee continuavano ad arrivare le registravo alla bene meglio su cassette e DVD e le mettevo “nel cassetto” e il cassetto continuava a riempirsi. Non perché mancasse voglia. Non perché le idee non meritassero. Mancava il ponte tra creatività e finalizzazione.
Per oltre trent’anni molte composizioni sono rimaste là, per così dire incompiute. Poi è arrivata l’intelligenza artificiale che mi ha fornito un ponte per completare le mie musiche e canzoni ed ho ho iniziato a farlo. Sto recuperando vecchie composizioni e sto tornando a lavorare sugli arrangiamenti, sto riscoprendo il piacere di suonare e il desiderio di recuperare la velocità e tecnica che avevo prima di appendere la chitarra al muro per tornare a dedicarmi al ballo. Per molti anni il ballo ha occupato una parte enorme della mia vita: per vent’anni ho insegnato Salsa, Bachata ho studiato Tango Nuevo ed ho mescolato gli stili cercando di fonderli. Però oggi sto ritrovando una parte che avevo messo “in pausa” per molto tempo e la sensazione sorprendente è che non mi sento meno autore. Mi sento di nuovo autore.
Naturalmente il rapporto con l’intelligenza artificiale non è sempre uguale. A volte faccio molto io. A volte mi aiuta molto lei. Spesso lavoriamo insieme, a volte mi arrabbio perché non è deterministica e quindi non è “precisa”, altre volte mi sorprende. Se dovessi descriverlo con una immagine direi così: è come avere accanto un arrangiatore instancabile, preparato, velocissimo e disponibile ventiquattro ore al giorno. Però le decisioni restano mie. Le idee restano mie. Il gusto resta mio. È una collaborazione strana perché non sostituisce il processo creativo. Gli toglie attrito e lo espande. E quando togli attrito ad una persona che per anni ha accumulato bozze, improvvisamente le idee iniziano a muoversi.
A quel punto mi sono fatto una domanda. Pubblicare tanto farà pensare che il lavoro valga meno? Da marzo ad oggi ho pubblicato diversi brani e ne ho molti altri quasi pronti. Sono anche molto diversi tra loro: Rock, Bachata, Salsa, Metal, strumentali, cantati. E allora arriva la vocina: “se pubblico troppo penseranno che è solo AI?”.
Poi mi sono fermato su una riflessione che in realtà mi accompagna da molto prima dell’intelligenza artificiale. Forse le persone non rifiutano chi produce tanto. Forse percepiscono una differenza tra chi genera e chi sceglie.
Nel corso della vita ho studiato grafica, musica, ballo, scrittura e fotografia. Per anni ho allenato soprattutto una capacità: scegliere con cura. Vedete gli strumenti aiutano. Facendo il grafico professionista ho visto milioni di fotografie e so che una macchina fotografica è possibile fare tantissimi scatti, generare cento versioni per cogliere la sfumatura che stavi cercando. Allo stesso modo oggi si lavora con l’AI, tanto lavoro di generazioni, tanti ascolti, tagli, e saper cercare perché: il bello inizia quando iniziamo a scegliere, ed il più bello quando iniziamo a scegliere con cura. Per me questa idea vale nella musica, nella fotografia, nella scrittura e probabilmente in tutto quello che considero artigianato o fatto ad arte.
Forse è anche per questo che da ragazzo volevo diventare Direttore Artistico. Non mi interessava una disciplina isolata. Mi affascinava l’idea di fondere linguaggi diversi. Musica, immagine, racconto, ritmo, emozione. Oggi, guardandola da una prospettiva nuova, mi accorgo che in un certo senso sto facendo proprio quello. Solo che il materiale non arriva più soltanto da musicisti, fotografi, grafici o tecnici. Arriva anche dall’intelligenza artificiale. Ed io scelgo. Dirigo. Tengo alcune cose e ne scarto altre. Correggo. Rifaccio. Costruisco un percorso. Forse oggi faccio il Direttore Artistico dell’AI che mi aiuta nelle composizioni. E sapete che c’è? Creativamente mi sento molto meno solo e in una compagnia sorprendentemente stimolante che nasce dal mondo che vive dentro questi strumenti.
Ok, potrei creare, e tenermi per me quello che ho fatto, come in una radio privatissima e personale. Però tutto ciò che è in qualche modo artistico ha a che fare con il comunicare, ed il comunicare non è mai un soliloquio. Una pubblicazione anche imperfetta, migliorabile, destinata a pochi ascolti resta cmq uno scambio, un contributo, una condivisione, una comunicazione a distanza nei luoghi e nel tempo.
In ogni caso alla fine mi sono fatto una domanda semplice. Fra vent’anni, se avrò la fortuna di esserci, cosa mi darebbe più fastidio? Aver pubblicato troppo oppure sapere che alcune idee sono rimaste chiuse in un cassetto per sempre? La risposta è arrivata subito. Mi darebbe molto più fastidio non aver pubblicato tutto quello che potevo pubblicare. Quindi continuerò. Con calma e con la mia cura, che è diversa da quella degli altri, ognuno ha la sua, chi più, chi meno. Sperimenterò, giocherò con questi nuovi giocattoli come l’AI, mi sporcherò le mano e farò errori. Mescolerò generi con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e no, non sto chiedendo alle macchine di fare musica al posto mio. L’AI mi sta aiutando a tirare fuori dal cassetto le mie composizioni musicali e finalizzarle. Per lasciare là fuori in questo nuovo mondo digitale qualche mia orma.