Titolo: Pioggia e Buio
Artista: ZhELDA
Restauro e rigenerazione audio fatto con l’AI di un brano del 1994/95
TESTO: PIOGGIA E BUIO
Io sono il vento, la sabbia nelle mani
la polvere la nebbia che prego scenda in fretta
La creatura della terra, il fuoco forse sole
io sono pura luce
Un brivido, un dolore,
una freccia in mezzo al cuore
lo spacca e poi torna a volare.
Lo sguardo di un bambino,
la sua forza estrema al gioco
la libertà.
E sono breve volo di un respiro muto e solo
che si perde dentro un grido
Un ricordo un viso e poi l’inverno
sulla pelle di chi resta qui
E sono il tuo cammino, il posto giusto,
la tua meta il tuo destino
Oppure un assassino, non fidarti,
non conoscerò pietà, pietà, pietà.
Pioggia e buio dentro me
mi sembra di sentire un’altra voce
ma è soltanto la realtà
Pioggia e buio su di me
e non ricordo il ritmo del mio tempo
dove il tempo porterà o-o-oh
Questo è un brano che composi insieme ad alcuni amici all’incirca nel 1994. Verso il 1993 fondammo un gruppo e gli demmo un nome costruito con le nostre iniziali più la parola Heavy. Ne venne fuori ZhELDA.
Z sta per Ziba (Gilberto Scuotto), cantante.
h sta appunto per Heavy, inteso come Heavy Metal.
E sta per Enrico (Enrico Blasig), alla batteria.
L sta per Luca (Luca Pilolli, alias Luca Preziosi e oggi Luca Juna Preziosi, Luca Juna… sì, lo so, mi piace complicare), alle chitarre e tastiere.
D sta per Danilo (Danilo Ungaro), al basso.
A sta per Alessandro (Alessandro Zecca), alle chitarre e cori.
Io e Alessandro componevamo i riff di chitarra delle strofe e dei ritornelli e, ovviamente, gli assoli di chitarra. Io, qualche volta, anche delle parti di tastiere; Alessandro, a volte, anche parti dei testi e delle melodie del cantato. Sui brani che componevo io, invece, spesso mi piaceva lasciare a Ziba la scrittura dei testi e delle melodie vocali.
A Gilberto (Ziba) indicavo soltanto quale argomento mi sarebbe piaciuto trattare in quel brano e lui ci scriveva sopra i testi. A volte gli davo giusto qualche indicazione su una melodia che mi era venuta in mente, e a me piaceva molto di più quando lui, e a volte Alessandro, aggiungevano sui miei riff e arrangiamenti delle loro linee melodiche, perché così ognuno apportava qualcosa di proprio, il proprio modo di sentire quel brano.
Enrico aggiungeva ai brani tutte le parti ritmiche di batteria. Qualche volta suggerivo a Danilo delle linee di basso, altre volte tirava fuori lui qualche idea.
Insomma, la nostra, cioè quella degli ZhELDA, era la tipica dinamica compositiva che hanno molti gruppi. Funzionava così: qualcuno — nel nostro caso io e Alessandro — portava in sala prove delle idee di brani. Infatti, anche durante i concerti, Ziba presentava i pezzi come “di Alessandro” oppure “miei”, anche se tutti avevano dato un contributo. Facevamo così più che altro per raccontare chi aveva proposto il nucleo iniziale del brano.
A proposito di come si componeva in sala prove un tempo e di come si compone oggi con l’Intelligenza Artificiale: personalmente lavoravo molto meno, a livello compositivo e di arrangiamenti, quando suonavo con gli ZhELDA. Oggi si crede erroneamente che, siccome l’AI genera musica semplicemente scrivendole qualche riga di testo, allora sia tutto più facile. E invece no.
In sala prove io portavo un riff, ci improvvisavamo sopra giocandoci — spesso facendo un sacco di puttanate (e scusatemi per la parola “sacco”) — divertendoci un mondo. A volte anche litigando, e ci sta, perché se rinchiudi cinque giovani ventenni pieni di testosterone in una stanzetta malamente insonorizzata e, soprattutto, priva di aerazione, gli ormoni uniti al poco ossigeno possono annebbiare la ragione.
Infatti, quando ci ritroviamo tra di noi, com’è successo questo ultimo dicembre a Gorizia dopo trent’anni — perché ormai molti vivono in altre città o addirittura in altri Stati — ci raccontiamo ancora un sacco di aneddoti legati alla sala prove. Però, almeno per me, e penso anche per gli altri, resta soprattutto il ricordo di quanto ci siamo divertiti.
Certo, ci sono stati alti e bassi, ma le risate che mi sono fatto con gli ZhELDA restano le più grandi risate che mi sia fatto in vita mia. Una volta Ziba — eravamo in una birreria — disse una delle sue frasi nel modo colorito che aveva lui, ed io finii letteralmente per terra sotto al tavolo, perché non riuscivo nemmeno a stare seduto dal ridere.
Oggi pubblico brani di vari stili: Bachata, Rock, Tango. Però nel cuore, nel nucleo, resto un chitarrista metallaro che già all’epoca degli ZhELDA immaginava una cosa che oggi sta alla base del mio modo di fare musica, cioè: una buona melodia, se riarrangiata bene, può funzionare in più stili. Metal, Rock, Pop, Dance, Funk e oggi, dopo vent’anni da maestro di ballo, perché no, anche Salsa, Bachata, Tango e fusioni di questi stili.
Perché? Forse perché sono goriziano. Siamo gente di confine. La nostra città è divisa da un confine e siamo tutti mescolati: un po’ italiani, un po’ meridionali, un po’ sloveni, un po’ croati, un po’ bosniaci, un po’ friulani e, a volte, anche un po’ austriaci.
Come diciamo noi: siamo un gran misciòt, un mis mas. Insomma, mescolati. E ci piace così, perché impari che ogni lingua in più e ogni cultura in più che apprendi sono una vita in più che hai, parafrasando un detto sloveno.
La nostra regione, l’ALPEADRIA, la regione istroveneta che va dalle Alpi al mare Adriatico, dalla Pianura Padana all’altopiano carsico fino a quella che una volta si chiamava Carinzia, ci immerge in tutte queste diversità che fanno parte di noi. E questo piacere della mescolanza fa parte della mia terra e della mia cultura.
Da ragazzo, in Slovenia, vidi dei ragazzi ballare in coppia dei brani Rock in una grande birreria, mentre noi in Italia ballavamo separati nelle discoteche. Da quel giorno ho sempre desiderato che il ballo di coppia potesse tornare in voga in Italia, e non soltanto sui generi latinoamericani, che sento un po’ meno vicini alla nostra cultura musicale.
Sono trent’anni che mi piacerebbe vedere ballare in coppia sul Rock, sul Funk, sul Pop-Rock, sulla Dance. Vi dico questo perché in America lo stile di ballo West Coast Swing (WCS) si balla proprio su questi generi, ed io tengo le dita incrociate affinché questo stile prenda piede anche in Italia. Mi piacerebbe poter ballare in coppia nei locali, oltre alla Salsa e alla Bachata, anche sui generi che ho amato di più da ragazzo.
Cosa c’entra tutto questo con il brano Pioggia e Buio?
Nel 2002 registrai una versione strumentale di Pioggia e Buio con un groove più ballabile, senza ritmi dispari, perché per tutto il periodo post-ZhELDA desiderai comporre brani che definivo HEAVYDANCE: un mix di riff Heavy Metal con groove Dance, Funk, Drum’n’Bass o Techno.
Oggi, grazie all’aiuto dell’AI — che, come ho cercato di spiegare, mi fa lavorare molto di più in termini compositivi e di arrangiamento, perché voglio che i brani suonino come li ho in testa io e non come vuole il SUNO di turno — potrei riuscire a generare abbastanza velocemente più versioni dello stesso brano e lasciare che ognuno in rete si gusti quella che preferisce.
Intanto, se vi piace, godetevi questa versione restaurata e rigenerata con l’AI.